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Notizie
ott
26

potenziale-internet-of-thingsSe ne è parlato molto nei giorni scorsi ed è stato definito da molti come il più grande attacco informatico della storia. Colossi del calibro di Twitter, Facebook e Linkedin sono diventati irraggiungibili per diverse ore in diverse Nazioni. La notizia ha fatto scalpore non solo per le dimensioni e la notorietà dei siti vittime dell’attacco, ma per il mezzo attraverso il quale l’attacco è stato effettuato: elettrodomestici ed oggetti collegati alla rete.

 

 

Premessa: cos’è il DNS

Del DNS abbiamo parlato nell’articolo precedente. Si tratta di una rubrica speciale il cui compito è quello di associare un indirizzo IP del server sul quale risiede un sito web ed il nome del dominio dello stesso. La ratio di questa rubrica è quella di evitare che gli utenti siano costretti a digitare un indirizzo IP (difficile da ricordare) per collegarsi ad un sito web. www.hostingperte.it è sicuramente più facile da ricordare rispetto a una serie di numeri che vanno da 001.001.001.001 a 255.255.255.255.

 

 

Cosa è successo il 21 Ottobre 2016?

L’attacco di venerdì 21 è stato effettuato su uno dei DNS forniti dall’azienda DYM.com. L’attacco DDOS (i.e. Distributed Denial of Service: particolare tipologia di attacco in cui si utilizzano tecniche tese ad inviare richieste e pacchetti di dati ad un sito internet) ha in pratica sovraccarico i server inondandoli di richieste di servizi causandone un blocco totale.
A fare scalpore, soprattutto per il potenziale (negativo) dimostrato, è il mezzo utilizzato per perpetrare questo attacco; l’Internet of Things ovvero oggetti connessi al web come, ad esempio, TV, telecamere, frigoriferi, ecc. Molti di questi oggetti di ultima generazione sono dotati, infatti, di software in grado di inviare informazioni tramite web. Nel caso specifico questo software è stato utilizzato per inviare richieste continue ai server DNS fino a causarne il blocco. L’impossibilità di risolvere gli indirizzi web ha causato il blocco dei siti su menzionati.

 

L’attacco è interessante e, allo stesso tempo, preoccupante. La categoria IoT è in rapidissima espansione. Router, forni, frigoriferi, automobili saranno tutti dispositivi che fanno o che faranno parte del nostro quotidiano. Il problema dei dispositivi IoT richiede, soprattutto dopo quanto accaduto, attente riflessioni dagli esperti del settore e l’implementazione di protocolli di sicurezza che riducano o azzerino il potenziale negativo dei nostri indispensabili e apparentemente innocui elettrodomestici.

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feb
3

internet-of-thingsGli oggetti che ci circondano diventano sempre più “intelligenti”.  L’Internet of Things, il dialogo con e tra gli oggetti, è diventato un elemento centrale per il business, con un potenziale futuro da miliardi di dollari e con la certezza di essere una opportunità importante per tutti quegli attori nel IT dotati know-how adeguato.

 

 

Cos’è

Per chi non avesse familiarità con il concetto di Internet of Things (IoT) si tratta di tutti quelle applicazioni e strumenti che consentono non solo alle persone di parlare con le macchine, ma soprattutto agli oggetti di dialogare tra loro direttamente.  Gli oggetti comunicanti, ad oggi, sono più di 8 miliardi e le stime parlano di ben 50 miliardi di dispositivi connessi nel 2020. Un impatto attuale e futuro imponente con conseguenze importanti.

 

 

Ambiti di applicazione

La maggior parte delle applicazioni IoT consolidate sfrutta la connettività cellulare.  Le più diffuse sono relative alla Smart Car.  Crescono le Smart Home caratterizzate da impianti di videosorveglianza, sistemi di antintrusione, di gestione dei climatizzatori e del riscaldamento.  Nell’ambito aziendale ritroviamo applicazioni per la gestione delle flotte aziendali e gli antifurti satellitari.  Un’opportunità importante anche per la gestione della cosa pubblica; basti pensare all’illuminazione intelligente, ai sensori di controllo delle infrastrutture (rilevamento in tempo reale di cedimenti strutturali degli edifici), alla gestione del traffico in funzione del flusso di auto e di eventuali congestioni, alla raccolta rifiuti ed al monitoraggio dell’ambiente.

 

 

Step necessari per la sua implementazione e diffusione

Il successo di queste tecnologie richiede, però, che si superino due  ostacoli principali:

 

Innanzitutto i protocolli di comunicazione sono troppi;  Wi-Fi, 3G, LTE, Rfid, Nfc, Bluetooth tanto per nominarne qualcuno.  La loro validità non è in discussione ma il rischio di confusione e di incompatibilità tra sistemi è un problema che va analizzato e risolto.

La capacità di banda è il secondo nodo da sciogliere.  Una diffusione capillare dell’IoT non può prescindere da infrastrutture e reti adeguate.  Non parliamo solo di ampiezza di banda, ma anche di sicurezza.  Sulla rete transiteranno anche dati sensibili e confidenziali.

 

 

Numeri e statistiche

  • 8 miliardi di oggetti connessi tramite rete cellulare.
  • 1,15 miliardi di fatturato generato dalla rete cellulare e oltre 400 milioni con tecnologie diverse dalla rete cellulare.
  • Il 46% dei consumatori dichiara di volersi avvalere della tecnologia IoT per motivi legati soprattutto al risparmio energetico ed alla sicurezza.
  • Il 50% dei comuni con più di 40000 abitanti ha avviato almeno un progetto negli ultimi 4 anni.  Gestione della mobilità, gestione rifiuti ed illuminazione intelligente sono le aree nelle quali si è intervenuto maggiormente.  Questi progetti hanno consentito un risparmio di 4,2 miliardi di euro  e 7,2 milioni di tonnellate di CO2 l’anno.

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