Per combattere la pedopornografia l'Unione Europea ha autorizzato l'Europol a fare scansioni in remoto dei dischi rigidi dei sospettati.
Il piano quinquennale di potenziamento dell'Europol al fine di contrastare il crimine in Internet nasconde un lato che, se non è oscuro, desta almeno qualche preoccupazione.
Tra i compiti principali dell'ufficio di polizia europeo, infatti, vi è la lotta alla pedopornografia: secondo l'Unione Europea "la metà di tutti i crimini perpetrati via Internet coinvolge la produzione, la distribuzione e la vendita di materiale pedopornografico". Colpire questo tipo di criminali è dunque considerata una priorità.
Fin qui andrebbe più che bene. Il problema è che tra i mezzi a
disposizione dell'Europol per porre fine al fenomeno ci sono quelle che
sono state definite "perquisizioni da remoto" sui dischi rigidi dei sospettati.
In pratica gli agenti sarebbero autorizzati a compiere vere e proprie
azioni da hacker (o come amano dire gli amanti dei biscottini, cracker) per raccogliere le prove dei crimini degli utenti. Le forze di polizia sarebbero quindi autorizzate a tentare di installare dei trojan sui Pc dei sospettati.
Tutto questo, raccomanda il Consiglio dei ministri europeo, dovrà avvenire nel rispetto delle regole già esistenti e in particolare le leggi sulla privacy vigenti nei vari Paesi.
Ammesso che questi paletti vengano mantenuti, come al solito ci saranno
quelli che diranno di non avere nulla da nascondere; ma dovremmo tutti
domandarci se sia lecito consentire tali libertà alle forze di polizia, con la scusa di voler combattere un crimine certamente odioso come è la pedofilia.
I criminali più incalliti saranno probabilmente ben attenti a usare
tutte le misure di sicurezza necessarie, compresa la conservazione del
materiale incriminato su un sicuro e irraggiungibile disco esterno.
A farne le spese saranno gli innocenti che saranno indagati e trojanizzati.
Fonte: http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=8854&numero=999